La ricerca il viaggio l’osservazione

La ricerca, il viaggio, l’osservazione. Tre pilastri della poetica mondiale da sempre nodo cruciale di trame, riflessioni, pensieri di artisti di ogni luogo, concezione, spirito. Il tutto rientra in un unico gigantesco bacino semantico e simbolico che si correla all’inappagamento continuo dell’uomo, sottomesso a una condizione in cui la ricerca del perfezionamento continuo e della conoscenza sono costretti a scontrarsi con l’impossibilità di una conclusione. Così che la ricerca diventa processo inesauribile, il viaggio è tale sia nel mondo che dentro sé e l’osservazione e la scialuppa con cui il viaggio viene affrontato.

Ricostruire in poche righe la letteratura sul tema è impresa titanica destinata a fallire prima ancora di cominciare. Un piccolo compendio sul tema può essere realizzato andando a scoprire in che modo i grandi artisti della storia l’hanno raccontato, cogliendo piccoli distillati di grande arte. “La ricerca non è soltanto funzionale a ciò che si sta cercando; la ricerca contiene in se stessa la ricompensa della sua fatica.” L’ha scritto Dacia Maraini, sintetizzando in maniera emblematica ciò che la ricerca significa per l’essere umano. Alla fine, forse, la risposta è proprio quella. Cercare per trovare bramando una conclusione che non arriverà è il modo più rapido di consumare il proprio spirito, o come scrisse Samuel Butler, romanziere inglese del XIX secolo:” Non v’è causa d’errore più frequente che la ricerca della verità assoluta”. Con spirito quasi fanciullesco si domandava Joseph Conrad:” Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”.

Il tema della ricerca come viaggio e della contemplazione come mezzo per alimentarla si legano quindi a quello del tempo, che consumandosi ci priva della possibilità di continuare a cercare perché, come scrisse il Sommo Dante:”Ché perder tempo a chi più sa più spiace”. Ogni attimo speso ad annoiarsi è un attimo privato al miglioramento di sé e della propria condizione umana.