Le masserie di Otranto e la loro storia

home3La storia di Otranto è una parabola di successi e tonfi fragorosi, in un’altalena di gloria e miseria che solo oggi, con la sua rivalutazione in chiave turistica, assume un carattere di stabile prosperità. Le masserie idruntine sono un po’ lo specchio di questa macronarrazione che attraversa i secoli per giungere a noi immutata nella sua essenza più pura. Otranto fu porto tra i più importanti della costa adriatica, transito ideale verso le sponde turche e lembo di terra da sempre conteso da due forze in perenne antitesi fra loro, gli stessi turchi da una parte e il dominatore europeo dall’altra. La morsa in cui la città era serrata fece sì che essa diventasse campo di battaglia sanguinoso, costantemente ambito e invaso dai contendenti. La popolazione venne decimata e ridotta in miseria, i terreni abbandonati e trasformati in malsane paludi da cui si sviluppò il germe della malaria. Solo a partire dal XIX secolo la città riuscì definitivamente ad alzare la testa, intensificando la costruzione di masserie e da lì fondare un modello incentrato sull’agricoltura.

Così la masseria è diventato un simbolo di rinascita, anche se non è tutto oro ciò che luccica. Otranto era pur sempre lingua estrema di terra ai confini della civiltà, e anche ad Unità d’Italia avvenuta, rimase tale, abbandonata dallo Stato e presa in ostaggio dai latifondisti. Alla tirannia dello straniero subentrò quella dell’avido e miope proprietario terriero, a zavorrare una realtà incapace di trovare la propria dimensione sociale.

Le masserie sono state quindi abbandonate, trasformate in ruderi e poi riprese. Ogni agriturismo a Otranto è oggi la risultante di forze che hanno segnato il profilo e lo spirito della città e che ora rinascono a nuova vita. Si tratta di strutture che diventano eccellenze turistiche inglobate in un territorio che proprio nel turismo risorge e conquista un tenore di nobiltà che nella sua storia aveva conosciuto solo all’alba della sua nascita.