IL TURISMO EMBLEMA DELLA STORIA UMANA

Spazio e tempo sono codificati dal cervello allo stesso modo. Più precisamente, la percezione che la nostra mente ha del tempo è geografica e culturalmente influenzata. Pensare al futuro è pensare al distante e il tempo si muove (per noi occidentali) su una linea retta che da sinistra si sposta verso destra. E l’uomo non è in grado di non tendere a entrambe le prospettive. Il tutto si racchiude nell’enciclopedico e sterminato campo semantico del viaggio, dell’altrove, dell’estraneo. L’uomo si alimenta nella conoscenza e nel trasformare in proprio ciò che gli è ignoto. Il modo più efficace – o forse l’unico – per far proprio ciò che è sconosciuto non può che essere quello di tendere verso di esso. Tendiamo verso il futuro attraverso la pianificazione, le previsioni, i progetti, e verso il distante attraverso il viaggio. Così nascevano le crociere, in un’epoca che non si lascia decifrare talmente è intimo e profondo il legame tra esso e l’uomo. E così si alimentano oggi i quadri immaginifici delle crociere turistiche. Una crociera in barca a vela in Croazia o un’esplorazione transoceanica tra i continenti si rifà al medesimo impianto di significazioni e accende un istinto che oggi viene sopito e addomesticato, ma che non può essere cancellato perché parte integrante del nostro essere appartenenti al genere umano.

La conoscenza non ci è più preclusa dalla distanza, quest’ultima diventa un concetto di difficile decifrazione, è stata resa arbitraria, convenzionale, incerta. Ma se si fa riferimento alla riscoperta evocativa, istintuale, emotiva, allora la pulsione più naturale per l’altrove si riaccende, torna ad acquisire un senso proprio, si svincola dalle briglie della società 2.0 per confluire nuovamente nell’immaginario dell’altrove. E spesso, basta solo chiudere gli occhi.