successo per vinyl

Vinyl, ci sarà anche una seconda edizione

Vinyl è una serie prodotta da HBO della quale si è parlato moltissimo negli ultimi mesi, nonostante ascolti non proprio eccezionali. Il motivo di tanto parlare è dovuto in particolar modo ai nomi di prestigio che sono implicati nella sua produzione.

A partire da Martin Scorsese, il regista di chiare origini italiane noto per aver firmato in passato la regia di capolavori come Taxi Driver, Toro scatenato, Quei bravi ragazzi e Cape Fear. Il suo stile è chiaramente riconoscibile nelle immagini a base di sesso e rock che hanno distinto sin dalle prime immagini Vinyl, dando alla serie una connotazione d’autore tale da farne un’operazione di grande portata culturale.

Insieme a lui va però rilevata la presenza di Mick Jagger, il leader dei Rolling Stones, che ha avuto una parte molto importante nella formazione di una colonna sonora imperniata sulla musica degli anni ’70. Un decennio che ha avuto proprio nelle pietre rotolanti, appena liberate dallo scomodo confronto coi disciolti Beatles uno dei maggiori punti di riferimento.

La serie, ambientata all’inizio del decennio, racconta le vicende di Richie Finestra (interpretato da Bobby Cannavale), il numero uno di una etichetta discografica, la American Century Records, che sta per essere venduta alla Polygram (a sua volta realmente esistita). Una vendita resa indispensabile dall’evoluzione di un mercato in pieno fermento, reso effervescente dalla nascita di nuovi filoni e dallo sviluppo dei supporti discografici.

La storia rappresenta però un chiaro pretesto per raccontare invece le atmosfere di un decennio chiave nella storia della musica. Un decennio in cui la gioia e i fermenti rivoluzionari dei mitici anni ’60 avevano ormai lasciato campo libero alle pulsioni spesso distruttive di un ambiente ove sesso e droga la facevano ormai da padroni.

Vinyl, un’idea che parte da lontano

In una recente intervista, Martin Scorsese ha ricordato come Vinyl non sia stata un’idea recente, ma anzi affondi le radici in una vecchia chiacchierata tra lui e Mick Jagger risalente addirittura al 1995. Proprio in quell’anno, infatti, trovandosi a Londra, il regista e il frontman dei Rolling Stones concordarono sull’idea di girare un film su un’epoca chiave nella storia del rock.

Se con il tempo il film è diventato una serie, l’intento di partenza è però rimasto lo stesso, quello di raccontare i meccanismi che sono alla base dell’industria discografica. Un mondo conosciuto naturalmente con dovizia di particolari da Mick Jagger, il quale ha voluto concentrarsi in particolare sulla grande energia di un periodo come quello che vedeva l’arrivo sulla scena di gruppi come i Led Zeppelin e personaggi come Andy Warhol.successo per vinyl

La figura centrale è naturalmente quella di Richie Finestra, il presidente dell’American Century Records, attraverso il quale la produzione ha cercato di mettere in rilievo il mutamento che proprio in quel decennio si stava verificando nel mondo musicale. Va infatti rilevato come proprio in quegli anni il grande sviluppo dei sistemi di ascolto disponibili aveva provocato il boom delle vendite dei dischi in vinile, da cui deriva proprio il titolo della serie. Un boom che aveva in pratica reso impossibile all’industria discografica non riconoscere l’importanza ormai prorompente dei musicisti, sino ad allora non riconosciuta a sufficienza.

Lo stesso Mick Jagger ha voluto ricordare con grande forza questo aspetto, ovvero lo sbilanciamento di potere contrattuale esistente sino ad allora tra le major e chi invece produceva musica. Uno sbilanciamento finito proprio nel corso degli anni ’70, con risultati a volte discutibili, tali da sfociare negli eccessi raccontati proprio da Vinyl.

La serie avrà una seconda edizione

Vinyl non ha avuto un grande esordio in termini di audience in patria, se si pensa che sono stati circa 764mila gli spettatori del primo doppio episodio andato in onda su HBO. Se gli ascolti sono quasi raddoppiati nelle puntate successive, va comunque messo in rilievo come ancora si tratti di dati molto inferiori allo sforzo finanziario messo in campo dalla rete via cavo, che ha investito ben 30 milioni di dollari soltanto per l’episodio pilota, e 100 milioni per la prima stagione. Al proposito basterebbe ricordare come HBO vanti ben 30 milioni di abbonati negli Stati Uniti, che hanno in pratica ignorato Vinyl nella loro stragrande maggioranza.

Un problema non da poco per la rete, che dopo il grande successo di Game of Thrones ha dovuto tagliare alcune importanti produzioni, proprio a causa dei non buoni risultati.
Nonostante l’esordio non proprio esaltante, la rete ha però deciso di confermare la serie anche per la seconda stagione, sperando con tutta evidenza di poter recuperare in termini di ascolto nel prossimo futuro.

A supportare le speranze di HBO sono anche i nomi coinvolti nell’operazione, tra i quali spicca in particolar modo quel Terence Winter che è considerato l’artefice di Boardwalk Empire, e le ottime recensioni spuntate sin qui, oltre all’ottima accoglienza che è invece stata tributata dal resto del mondo.

Un’accoglienza in cui hanno avuto un ruolo decisivo anche i richiami alla musica e alla moda dell’epoca. I pantaloni a zampa di elefante, i trench in camoscio, le giacche con revers, le camicie sbottonate e le stampe optical dell’epoca, che caratterizzano Vinyl, sono infatti state la base per le sfilate di moda degli ultimi mesi. Una coincidenza che potrebbe ulteriormente spingere il successo della serie nei prossimi mesi.