L’arte, il web, i mezzi 2.0

L’artista a servizio del mecenate, accolto in sfavillanti corti per dare lustro al reame. O quello che, su commissione, elargiva frammenti di talento in nome di una causa altra, come omaggiare dio e la sua chiesa o esaltare i fasti di un impero. E poi l’artista maledetto, il bohémien, che consumava per la strada il proprio estro. La figura dell’artista nlla storia ne ha passate davvero tante, e quasi mai ha potuto ritenersi davvero libero, subordinando le proprie virtù al committente di turno o, viceversa, pagando con una vita tubolenta il desiderio di proteggere l’indipendenza della sua produzione.

A-womans-workOggi che fine fa l’arte? È stata condannata sull’altare del voyeurismo sociale, dice qualcuno. È stata sottomessa alla logica della rete, qualcun altro. È diventata ancor più di nicchia, e la sovrabbondanza di concetto ha distrutto la forma, come se la seconda da essere mezzo con cui esprimere il primo, oggi diventa accessorio di cui si può fare a meno. Ma insomma, non si può parlare dell’arte in questi termini, come se si stesse dibattendo su un argomento univoco e immobile. E non si può neanche sparare a prescindere sulla rete e sulle sue strutture, con quel gusto un po’ radical chic di quanti nel tentativo di non omologarsi finiscono solo con l’abbracciare un’omologazione di stampo opposto. La rete è un mezzo, come può esserlo la tela di un pittore. E su ogni tela si può realizzare la Gioconda o la si può usare per un manifesto elettorale. La virtù e il vizio. Il web in quanto strumento dipende da colui che lo utilizza, e magazine d’arte online usano proprio la forza comunicativa di internet per farsi portavoce di un messaggio sull’arte che si fa impiego virtuoso dello strumento, spazio per gli artisti, dibattiti, critiche (quelle costruttive),come ad esempio la rivista Effetto Arte.